Santità e santificazione: capire il cammino verso Dio
Fin dai primi secoli della Chiesa, la santità ha affascinato, interrogato e attratto. Essa incarna la profonda aspirazione degli esseri umani a vivere in unione con Dio, a lasciarsi trasformare dalla Sua luce e dal Suo amore. Questa ricerca di vicinanza a Dio non è una stella lontana riservata a pochi eletti fuori dal tempo. È nel qui e ora , nella nostra incarnazione sulla terra, che siamo chiamati a diventare santi, rispondendo liberamente e con amore a Colui che ci chiama per nome. Ma cosa significa esattamente essere santi? Come la Chiesa riconosce la santità? Per diventare santi dobbiamo santificarci, cioè seguire un lento percorso di trasformazione interiore (o metanoia, in particolare nella prima lettera di San Paolo ai Tessalonicesi (1 Tess 4,3-7), dove l'apostolo afferma che la volontà di Dio è la nostra santificazione. Con questo termine esprime l'invito rivolto a ogni battezzato: vivere nella fedeltà al Vangelo, conformare la propria vita a quella di Cristo, riflesso perfetto della santità divina.
In questo modo, la santità non è riservata a poche anime eccezionali: è la vocazione comune di tutti i cristiani. Si tratta di lasciarsi trasformare dalla grazia, di progredire lungo il cammino della virtù e di lasciare che la luce di Cristo risplenda nella propria vita. È quanto insegna solennemente il Concilio Vaticano II nella Costituzione Lumen Gentium: "È dunque evidente per tutti, che tutti coloro che credono nel Cristo di qualsiasi stato o rango, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità e che tale santità promuove nella stessa società terrena un tenore di vita più umano." (Lumen Gentium, capitolo V, n.40).
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Chi sono i santi?
La Chiesa cattolica riconosce diversi criteri per discernere, dopo la morte di una persona, se questa possa essere considerata santa. Tra questi elementi di discernimento, tre criteri essenziali ci aiutano a comprendere meglio il significato di santità nella fede cattolica:
- La fedeltà esemplare a Dio: rispetto assoluto dei precetti di Dio, della Chiesa e dei Vangeli.
- La pratica eroica delle virtù: un impegno costante e notevole ad accogliere la grazia di Dio, in particolare attraverso la carità verso i bisognosi, l'umiltà uno stile di vita semplice o una speranza incrollabile nella salvezza.
- Il compimento di miracoli: prima o dopo la loro morte, Dio può agire attraverso queste persone per provocare eventi inspiegabili come guarigioni, apparizioni, bilocazioni, miracoli eucaristici, profezie, o lasciare i loro corpi intatti dopo la loro morte.
Tra tutti i santi, si distinguono due categorie:
- I martiri. Essendo morti per o a causa della loro fede, sono esentati dal requisito dei miracoli nel loro riconoscimento ufficiale come santi della Chiesa cattolica.
- I Dottori della Chiesa. Si distinguono per l'eccellenza o l'originalità del loro insegnamento spirituale.
Come si diventa santi?
Diventare santi significa acconsentire all'amore di Dio.
La santità non si acquisisce con uno sforzo personale, come una vetta da conquistare da soli, ma si riceve nell'umiltà di un cuore aperto alla grazia. Da quel momento in poi, la difficoltà sta nell'essere aperti alla grazia di Dio. Il santo non è un eroe invincibile, ma un peccatore elevato, un essere plasmato dalla misericordia, un uomo o una donna che, giorno dopo giorno, sceglie di lasciarsi amare e trasformare da Dio. È una forma di abbandono a Dio.
Seguire Cristo
Passo dopo passo, nella fedeltà ai Vangeli, camminiamo sulle orme di Cristo. Significa amarLo fino al punto di cercare di essere come Lui, nella preghiera, nelle azioni quotidiane, nella pazienza con gli altri, nel perdono dato e ricevuto. Significa coltivare la fede, la speranza e la carità, non come virtù astratte, ma in unione con Dio.
Vivere la propria vocazione
Cioè, dove siamo, con ciò che siamo nella nostra vocazione. Significa amare pienamente nel proprio stato di vita: nel matrimonio, nella solitudine, nella malattia, nell'impegno professionale o pastorale, nel silenzio o nell'azione. Come scriveva Santa Teresa di Lisieux: "La santità non consiste nel fare cose straordinarie, ma nel fare cose ordinarie con amore straordinario".
Infine, significa andare avanti con gli altri, nella Chiesa, nella comunione dei santi, ricevendo i sacramenti, nutrendo la nostra anima con la Parola, affidandoci alla preghiera e all'esempio di coloro che ci hanno preceduto in questo cammino.
Che cos'è la comunione dei santi?
"Credo nella comunione dei santi ": Questa proclamazione, che riecheggia nel Credo recitato ogni domenica nel cuore della liturgia, esprime uno dei misteri più profondi della fede. Questa proclamazione, che riecheggia nel Credo recitato ogni domenica nel cuore della liturgia, esprime uno dei misteri più profondi della fede cattolica, la professione di fede a cui sono uniti i credenti, cioè i fedeli della Chiesa. Ma cos'è una "Chiesa"?
La parola Chiesa deriva dal greco e significa "assemblea". Questa assemblea non è confinata nei limiti visibili di un edificio o di un'istituzione: trascende lo spazio e il tempo, perché comprende tutti i battezzati, vivi e morti, così come gli angeli e i santi.
Ogni membro della Chiesa è invitato a pregare per gli altri, secondo la tradizione dell'intercessione. Questo sostegno reciproco nella preghiera è il fondamento stesso della comunione dei santi. Il Catechismo della Chiesa Cattolica offre due interpretazioni complementari: da un lato, la comunione con i beni santi - cioè con la grazia, la fede, i sacramenti e la carità -; e dall'altro, la comunione tra persone che sono in cammino verso la santità o che, già glorificate, vivono pienamente la vita divina.
Il culto dei santi occupa un posto speciale nel cuore di questa comunione. Le Chiese cattolica e ortodossa insegnano che è possibile e fruttuoso pregare i santi per la loro intercessione presso Dio.
Che cos'è il culto dei santi?
Nella tradizione cattolica, il culto dei santi si basa su una distinzione essenziale: i santi non sono adorati, ma venerati come intercessori presso Dio. La loro santità li rende degni di essere invocati nella preghiera, affinché possano intercedere a favore dei fedeli. Questo culto, attestato già nel I secolo - in particolare intorno alla tomba di San Pietro a Roma - è sempre stato accompagnato dalla venerazione delle reliquie, in uno spirito di preghiera. La distinzione tra il culto dovuto solo a Dio (latria) e quello riservato ai santi (dulia) è sempre stata profondamente rispettata.
Cattolici e ortodossi condividono questa venerazione, anche se con approcci diversi: i cattolici hanno istituito una rigorosa procedura canonica, guidata dal Papa, mentre gli ortodossi si affidano alla pietà popolare e ai sinodi locali, dando un posto speciale alle icone. La Riforma protestante, invece, rifiuta questo culto, affermando, in nome del Solus Christus, che solo Cristo deve essere invocato come mediatore.
Che cos'è la canonizzazione?
La parola canonizzazione deriva dal greco kanôn, che significa "regola". San Paolo la usa nella lettera ai Galati (6,16) per indicare le norme della vita cristiana. Oggi la canonizzazione è il processo ufficiale con cui la Chiesa cattolica riconosce pubblicamente una persona come santa e degna di essere additata come esempio a tutti i fedeli.
È essenziale notare che la canonizzazione non conferisce la santità: ne attesta l'esistenza, in base ai segni e ai frutti riconosciuti della vita della persona interessata. Infatti, solo Dio conosce perfettamente coloro che sono nella gloria del cielo. Questo lungo e rigoroso processo viene portato avanti dal Dicastero per le Cause dei Santi.
Si articola in sei fasi:
- la fase diocesana: nella diocesi in cui la persona - che deve essere deceduta - è vissuta, il vescovo nomina un postulatore, una sorta di avvocato incaricato di condurre un'indagine approfondita per stabilire, attraverso testimonianze e fatti, le virtù eroiche del candidato alla canonizzazione.
- il tribunale per la causa di santificazione: se il vescovo ritiene la causa credibile, organizza un esame rigoroso: il postulatore si confronta con un promotore di giustizia. Anche una commissione di esperti, sia storici che teologi, analizza il caso. Al termine di questa fase, le testimonianze vengono sigillate, permettendo alla causa di proseguire il suo cammino verso Roma.
- la tappa romana: il postulatore redige un dossier chiamato Positio, che raccoglie tutte le prove a favore della santità del candidato. Questo documento viene esaminato da una commissione e poi trasmesso ai membri della Congregazione delle Cause dei Santi.
- proclamazione del decreto sull'eroicità delle virtù: se le conclusioni della Congregazione sono favorevoli, il Papa può promulgare un decreto che riconosce l'eroicità delle virtù - o il martirio - del candidato. Il candidato riceve allora il titolo di venerabile.
- Beatificazione: il Papa può proclamare la beatificazione di un venerabile, dichiarandolo beato, quando un miracolo attribuito alla sua intercessione viene confermato da una commissione di esperti.
- Canonizzazione: è la fase finale del processo. Convalida ufficialmente la santità del Beato, dopo il riconoscimento di almeno un secondo miracolo da parte di una commissione di esperti. Il Papa proclama quindi il nuovo santo, che può essere venerato da tutta la Chiesa cattolica. Spesso questa proclamazione porta con sé un messaggio particolare che il Papa vuole trasmettere all'intera comunità cristiana.