Cosa dice la Chiesa cattolica sulla meditazione?
In risposta al crescente interesse per le pratiche meditative in tutto il mondo (in particolare quelle orientali), la Chiesa cattolica ha pubblicato una Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica, scritta dal cardinale Joseph Ratzinger (Papa Benedetto XVI) il 15 ottobre 1989.
Questo documento intende rispondere alle domande di molti cristiani che cercano di arricchire le loro preghiere attraverso pratiche meditative. Ma che cos'è la meditazione? E possiamo associare tutte le pratiche meditative alla meditazione cristiana?
Sommaire
Estratti dalla nota di Joseph Ratzinger (Benedetto XVI) sulla meditazione
La preghiera è una dimensione fondamentale della vita cristiana. Fin dall'Antico Testamento, essa accompagna l'uomo nel suo rapporto con Dio. Attraverso l'intercessione dello Spirito Santo, l'uomo ritrova l'unione con Dio che era stata ostacolata dal peccato originale.
"[La preghiera cristiana] si configura, propriamente parlando, come un dialogo personale, intimo e profondo tra l'uomo e Dio." (Lettera ai Vescovi, I. §3)
La meditazione come cammino verso il mistero della rivelazione
Limitato dalla sua intelligenza razionale, l'uomo medita sui misteri della fede per toccare con mano la verità divina. Inoltre, sviluppa una relazione intima con il Dio Uno e Trino, proprio come ha fatto Gesù per "unirsi al Padre e ricevere da Lui nuovo vigore per la sua missione nel mondo". (Lettera ai Vescovi, IV. §13).
Inoltre, l'allora cardinale Joseph Ratzinger spiega che: "È alla Chiesa che la preghiera di Gesù viene consegnata ("cosi voì dovete pregare, Mt 6,9), e per questo la preghiera cristiana, anche quando avviene nella solitudine, in realtà è sempre all'interno di quella "comunione dei santi" nella quale e con la quale si prega, tanto in forma pubblica e liturgica quanto in forma privata". (Lettera ai Vescovi, II. §7)
Per raggiungere questo obiettivo, è necessario mettere in atto un'ascesi che purifichi il cuore dai peccati, prima della preghiera. L'uomo deve liberarsi dalle inclinazioni egoistiche delle sue passioni, per sviluppare una virtù che lo predisponga ad accogliere Dio nel suo cuore. Questo sforzo permetterà all'uomo di "realizzare la volontà di Dio e di partecipare alla libertà dello Spirito Santo" (Lettera ai Vescovi, IV. §18).
Integrare la meditazione cristiana nella vita quotidiana permette di preparare tutta la persona (corpo, anima e spirito) alla presenza di Dio. La meditazione è quindi un metodo per disporre il corpo alla preghiera. È anche considerata una vera e propria forma di preghiera, in particolare nella Lectio divina e nella Preghiera di Gesù.
Tuttavia, questa ascesi del cuore non può essere paragonata o associata a un certo vuoto creato e ricercato da alcune pratiche meditative, soprattutto in Oriente. Infatti, la meditazione cristiana ci permette di accogliere Dio nel nostro essere, tenendo conto dell'influenza del corpo sulla disposizione dello spirito. Il cardinale Joseph Ratzinger scrive: "La meditazione cristiana dell'Oriente ha valorizzato il simbolismo psicofisico, spesso carente nella preghiera dell'Occidente. Esso può partire da un determinato atteggiamento corporeo, fino a coinvolgere anche le funzioni vitali fondamentali, come la respirazione e il battito cardiaco. L'esercizio della "preghiera di Gesù", ad esempio, che si adatta al ritmo respiratorio naturale, può - almeno per un certo tempo - essere di reale aiuto per molti." (Lettera ai Vescovi, VI. §27).
La meditazione cristiana è quindi una pratica che permette di mettersi alla presenza di Dio, disponendo la mente attraverso un atteggiamento del corpo. Tuttavia, questa disciplina non deve diventare il fine ultimo dell'atto, altrimenti c'è il rischio che le persone diventino ripiegate su se stesse, contrariamente all'altruismo richiesto dalla carità cristiana.
Possibili insidie e punti da cui stare attenti
"Siccome "la Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni", non si dovranno disprezzare pregiudizialmente queste indicazioni in quanto non cristiane. Si potrà al contrario cogliere da esse ciò che vi è utile, a condizione di non perdere mai di vista la concezione cristiana." (Lettera ai Vescovi, V. §16).
"Restare in se stessi: ecco il vero pericolo." (Lettera ai Vescovi, V. §19)
L'entrare nella propria interiorità non deve essere considerato fine a se stesso, come ricorda l'allora cardinale: "S. Agostino è su questo punto un maestro insigne: se vuoi trovare Dio, dice, abbandona il mondo esteriore e rientra in te stesso. Tuttavia, prosegue, non rimanere in te stesso, ma oltrepassa te stesso, perché tu non sei Dio: Egli è più profondo e più grande di te." (Lettera ai Vescovi, V. §19). Dobbiamo tenere presente che siamo creature di Dio, con la vocazione ad amarLo e a lasciarci amare da Lui. Tuttavia, rimanere nella propria interiorità coltiva una forma di egocentrismo che noi cristiani cerchiamo di evitare. Vogliamo trascendere l'io, che è una creatura, per abbeverarci alla fonte della vita: Dio.
È quindi necessario essere vigili quando si pratica la meditazione per non cadere in una pratica contraria a quanto insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica. La Lettera ai Vescovi ne parla come segue: "Compreso in modo inadeguato e non corretto, il simbolismo può diventare addirittura in idolo e di conseguenza un impedimento all'elevazione dello spirito a Dio". (Lettera ai Vescovi, VI, §27). Joseph Ratzinger si riferisce al simbolismo psicofisico, particolarmente apprezzato in Oriente. Se interpretato e usato male, può diventare un vero e proprio ostacolo al nostro rapporto con Dio.
Si può meditare se si è cristiani?
La meditazione è consentita ai cattolici. La Chiesa non condanna ufficialmente le pratiche meditative diverse dalla meditazione cristiana, ma raccomanda una certa cautela se si desidera praticarle. In breve, è saggio praticare la meditazione cristiana in modo guidato, ad esempio attraverso programmi di meditazione.