Domande sulla preghiera cristiana

La preghiera cristiana è l’argomento della quarta parte del Catechismo della Chiesa Cattolica, dai numeri 2558 al 2865. Questa parte comprende due grandi sezioni: "la preghiera nella vita cristiana" e "la preghiera del Signore "Padre nostro"", spiegata attraverso le sette parole. Proseguiamo con Hozana alla scoperta della preghiera cristiana, attingendo in particolare al Catechismo della Chiesa Cattolica.

Che cos’è la preghiera cristiana?

Nel Catechismo della Chiesa Cattolica possiamo in particolare ricordare che la preghiera è:

  1. "una relazione viva e personale con il Dio vivo e vero" (n. 2558)
  2. "l’elevazione dell’anima a Dio o la domanda a Dio di beni convenienti" (n. 2559)
  3. "L’umiltà è il fondamento della preghiera" (n. 2559)
  4. La preghiera è vista come un’alleanza perché "è il cuore che prega" (n. 2562)
  5. "La preghiera cristiana è una relazione di alleanza tra Dio e l’uomo in Cristo. È azione di Dio e dell’uomo; sgorga dallo Spirito Santo e da noi, interamente rivolta al Padre, in unione con la volontà umana del Figlio di Dio fatto uomo.(n. 2564)
  6. La preghiera è vista come una comunione, in cui siamo "alla presenza del Dio tre volte Santo e in comunione con lui". (n. 2565)
  7. "La preghiera è cristiana in quanto è comunione con Cristo e si dilata nella Chiesa, che è il suo corpo." (n. 2565)
  8. La preghiera risuona "come un appello reciproco tra Dio e l’uomo" (n. 2591)
  9. La preghiera va anche di pari passo con la liturgia: "La liturgia è anche partecipazione alla preghiera di Cristo, rivolta al Padre nello Spirito Santo. In essa ogni preghiera cristiana trova la sua sorgente e il suo termine. Per mezzo della liturgia, l’uomo interiore è radicato e fondato nel "grande amore con il quale il Padre ci ha amati" (Ef 2,4) nel suo Figlio diletto." (n. 1073)
  10. Una forma di espressione della penitenza interiore del cristiano (n. 1434).

Gesù al centro della preghiera cristiana

Il centro della preghiera cristiana è Cristo: "Il nome di Gesù è al centro della preghiera cristiana. Tutte le orazioni liturgiche terminano con la formula: "Per Dominum nostrum Iesum Christum... – Per il nostro Signore Gesù Cristo..."." (n. 435)

 "L’"Ave Maria" culmina con le parole: "E benedetto il frutto del tuo seno, Gesù". La preghiera del cuore, consueta presso gli orientali e chiamata "preghiera di Gesù", dice: "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore." (n. 435)

Il numero 451 aggiunge: "La preghiera cristiana è contrassegnata dal titolo "Signore", sia che si tratti dell’invito alla preghiera: "Il Signore sia con voi", sia della conclusione della preghiera: "Per il nostro Signore Gesù Cristo", o anche del grido pieno di fiducia e di speranza: "Maran atha" ("Il Signore viene!"), oppure "Marana tha" ("Vieni, Signore!") (1 Cor 16,22), "Amen, vieni, Signore Gesù!" (Ap 22,20)."

Le grandi preghiere dei cristiani

Tra le grandi preghiere dei cristiani possiamo citare, ad esempio:

Perché pregare?

Pregare significa semplicemente rispondere alla chiamata di Dio. I numeri 2567 e 2591 invitano l’uomo alla preghiera.

"Dio, per primo, chiama l’uomo. Sia che l’uomo dimentichi il suo Creatore oppure si nasconda lontano dal suo volto, sia che corra dietro ai propri idoli o accusi la divinità di averlo abbandonato, il Dio vivo e vero chiama incessantemente ogni persona al misterioso incontro della preghiera." (n. 2567)

"Dio instancabilmente chiama ogni persona all’incontro misterioso con lui. La preghiera accompagna tutta la storia della salvezza come un appello reciproco tra Dio e l’uomo." (n. 2591)

Inoltre, pregare fa parte anche della vocazione dell’uomo a lodare Dio. A tal proposito, oltre al Catechismo, possiamo riflettere su quanto affermava sant’Ignazio: "L’uomo è creato per lodare, riverire e servire Dio" (principio e fondamento degli Esercizi spirituali di sant’Ignazio).

Pregare significa anche essere fedeli al proprio battesimo, come ci dice il numero 2340 del Catechismo: "Colui che vuole restare fedele alle promesse del suo Battesimo e resistere alle tentazioni, avrà cura di valersi dei mezzi corrispondenti: la conoscenza di sé, la pratica di un’ascesi adatta alle situazioni in cui viene a trovarsi, l’obbedienza ai divini comandamenti, l’esercizio delle virtù morali e la fedeltà alla preghiera."

Come pregare?

Attraverso l’insegnamento di Gesù ai suoi discepoli, il numero 2621 ci indica gli atteggiamenti con cui pregare: "pregare con un cuore purificato, con una fede viva e perseverante, con un’audacia filiale." (n. 2621)

Quali forme di preghiera?

Il Catechismo tratta cinque forme di preghiera: la benedizione e l’adorazione (numeri da 2626 a 2628), la preghiera di domanda (numeri da 2629 a 2633), la preghiera di intercessione (numeri da 2634 a 2636), la preghiera di ringraziamento (numeri da 2637 a 2638) e la preghiera di lode (numeri da 2639 a 2643).

Quali sono le forme di preghiera?

Nel terzo capitolo intitolato "La vita di preghiera", della quarta parte del Catechismo (La preghiera cristiana), l’articolo 1 menziona le "espressioni della preghiera", tra cui figurano la preghiera vocale, la meditazione e la preghiera complentativa.

La preghiera vocale ricorda che "la nostra preghiera prende corpo mediante parole, mentali o vocali." (n. 2700).

La meditazione può essere accompagnata dalla Sacra Scrittura, dalle sante icone, dai testi liturgici del giorno, dagli scritti dei Padri della vita spirituale e dalle opere di spiritualità, come ci ricorda in particolare il n. 2705 del Catechismo. 

Al n. 2707 viene ricordata la diversità dei metodi di meditazione e l’importanza per un cristiano di "meditare regolarmente".

 La preghiera contemplativa è infine l’ultima forma di espressione della preghiera, trattata dai numeri 2709 a 2724. In esse viene descritta in particolare come "ascolto della Parola di Dio", "silenzio", "unione alla preghiera di Cristo" e "comunione d’amore portatrice di Vita per la moltitudine". Trova inoltre la sua definizione, con questa ben nota illuminazione di Santa Teresa d’Avila: "intimo rapporto di amicizia, nel quale ci si intrattiene spesso da solo a solo con quel Dio dal cui ci si sa amati".  

Luogo e frequenza della preghiera

Dove pregare?

I numeri 2691 e 2696 del Catechismo trattano in particolare la questione dei luoghi favorevoli alla preghiera.

Il numero 2691 ci dice: "La chiesa, casa di Dio, è il luogo proprio della preghiera liturgica per la comunità parrocchiale. È anche il luogo privilegiato dell'adorazione della presenza reale di Cristo nel Santissimo Sacramento."
Per la preghiera personale, lo stesso numero cita anche l’esempio di un "angolo di preghiera con la Sacra Scrittura e delle icone" e di un "piccolo oratorio" in famiglia. Possiamo inoltre ricordare la Parola di Dio che ci dice: "Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà." (Matteo 6,6).

I due numeri del Catechismo citati in precedenza ricordano anche l’importanza dei pellegrinaggi e dei santuari, come momenti di rinnovamento della preghiera.

Infine, il numero 2696 offre un’eccellente sintesi dei luoghi di preghiera: "I luoghi più propizi per la preghiera sono l'oratorio personale o familiare, i monasteri, i santuari meta di pellegrinaggio e, soprattutto, la chiesa, che è il luogo proprio della preghiera liturgica per la comunità parrocchiale e il luogo privilegiato dell'adorazione eucaristica."

Quando pregare?

Non c’è una risposta precisa a questa domanda nel Catechismo, ma diversi inviti.

Il primo invito è la partecipazione all’Eucaristia domenicale, che è "santificata soprattutto mediante la preghiera" (n. 2698).

Lo stesso numero, il 2698, ricorda che oltre all’Eucaristia domenicale, la Chiesa propone ai fedeli anche ritmi di preghiera quotidiani, come la Liturgia delle Ore.

Quali sono le sfide della preghiera?

La fedeltà

Il numero 2340 mostra che una delle sfide della preghiera è la fedeltà: "Colui che vuole restare fedele alle promesse del suo Battesimo e resistere alle tentazioni, avrà cura di valersi dei mezzi corrispondenti: la conoscenza di sé, la pratica di un’ascesi adatta alle situazioni in cui viene a trovarsi, l’obbedienza ai divini comandamenti, l’esercizio delle virtù morali e la fedeltà alla preghiera."

Concetto affine alla fedeltà, il Catechismo evoca anche l’assiduità alla preghiera riprendendo diversi passaggi degli Atti degli Apostoli: "Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui." (Atti 1,14)

O ancora in Atti 2,42, dove i discepoli "Erano perseveranti nell'insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere." (Atti 2,42).

La perseveranza

La preghiera richiede perseveranza, soprattutto quando chi prega non prova nulla. Ci sono momenti in cui si avverte qualcosa e altri in cui non è così. Il Catechismo, al numero 2098, riprende una frase tratta dal Vangelo di Luca dicendo: "Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai." (Luca 18, 1).

La purezza del cuore

La preghiera esige una certa disposizione del cuore verso Cristo, ovvero non limitarsi a un rapporto volto a ottenere favori, ma assumere anche un atteggiamento di gratitudine verso il Signore, di ringraziamento e di lode, e quindi non basarsi esclusivamente sulle richieste.

Per approfondire la preghiera, vi invitiamo anche a consultare la nostra guida alla preghiera.

Fonti

1 Catéchisme de l'Église catholique, paragraphes 2558 à 2865